IN-SICUREZZA

Personale sanitario, forze dell’ordine, impiegati pubblici e privati, semplici cittadini, politici ed esperti, persino la Chiesa hanno spostato le loro attività o implementato l’uso delle nuove tecnologie. 

Tutto ciò se da un lato ha permesso di superare il lockdown, dall’altro ci ha resi più consapevoli dei suoi limiti facendoci riscoprire l’importanza viscerale di un abbraccio, di una pacca sulla spalla o del semplice sentire il calore altrui sulla pelle. 

Ora che però ogni incontro ci pone davanti ad una stretta di mano che non possiamo permetterci come muteranno i nostri rapporti sociali? Come riusciremo a convivere con il virus? 

Un piccolo suggerimento ci viene fornito da Schopenhauer con il suo “dilemma del porcospino”. Attraverso una metafora, il filosofo, identifica la “giusta distanza” nell’atteggiamento adottato dai suoi porcospini che, per superare le rigide temperature invernali, dopo vari tentativi, riescono a scaldarsi senza ferirsi con i loro lunghi aculei.

Ad “un metro di distanza”, anche noi dovremmo imparare a fare altrettanto, cercando il giusto compromesso tra sicurezza e affetto. Negli scatti che seguono, il velo opaco e grinzoso posto tra fotografo e soggetto distorce la visione di lavoratori di ritorno a casa, di mamme che portano a spasso i propri figli, di ragazzi, ragazze ed anziani che passeggiano in cortile, ponendo una distanza fisica e psicologica tra osservatore e soggetto senza però mai eliminare del tutto chi c’è dietro. Dovremmo presto abituarci a riconoscerci l’un l’altro nascosti come siamo dai dispositivi di protezione.

Testo: Gloria Falorni

Sul finire degli anni ’50, quando lo psicologo statunitense Harry Harlow iniziò i suoi esperimenti sulla relazione madre-figlio, l’opinione comune era convinta che queste si basassero sul semplice utilitarismo.

L’esperimento era semplice: separare i cuccioli neonati di macaco dalla madre e rimpiazzare quest’ultima con due feticci: uno morbido e soffice e l’altro freddo, ma capace di erogare del cibo. Secondo la teoria utilitarista, i cuccioli avrebbero dovuto scegliere la seconda opzione. Invece a sorpresa, la maggior parte dei cuccioli scelse la “madre” più morbida.

Harlow, dimostrò come il bisogno dell’altro va ben oltre il semplice soddisfacimento dei bisogni materiali; al contrario esso si fonda sulla necessità biologica di un contatto continuo e intimo allo scopo di sentirsi al sicuro in momenti di paura o pericolo.

Anni dopo verrà dimostrato infatti, che il contatto con gli altri sia importante non solo per la salute psichica, ma anche per quella fisico-metabolica: rallenta il battito cardiaco, abbassa la pressione e i livelli di cortisolo del sangue, riduce lo stress e migliora il sistema immunitario.

Alla luce di queste scoperte, è chiaro che oggi ci si trovi davanti ad un paradosso: il contatto fisico che da sempre favorisce il senso di benessere e sicurezza, ora viene visto con sospetto. L’avanzare della pandemia ha imposto a tutti un cambio di rotta portandoci ad un distanziamento forzato, improvviso e necessario, fondato anche su un senso di paura dell’altro ormai dilagante.

Questa bivalenza è la causa del forte senso d’insicurezza ed ansia che ormai sembra essere alla base delle relazioni interpersonali.

È chiaro che i rapporti umani dovranno cambiare, adattandosi alle nuove esigenze dettate dal virus. 

In questo senso, videochiamate, smart working ed e-commerce, hanno impedito che il sistema socio-economico si fermasse del tutto riscuotendo notevole successo ed avvicinando a se anche i più scettici.